Il debutto di “Jerusalem Romeo Juliet” è un successo a tutti gli effetti

Liberamente ispirato al Romeo e Giulietta di William Shakespeare, Jerusalem Romeo Juliet ha debuttato il 12 ottobre 2019, in prima nazionale, al Teatro Argentina di Roma, facendo registrare il tutto esaurito e meritandosi una standing ovation al termine dello spettacolo, con tanto di occhi lucidi tra gli attori sul palco.

Prodotta da Legge180Teatro, in collaborazione con la Compagnia Giovani Sofia Amendolea, la piece porta la firma di Fabio Omodei (nel ruolo anche di uno straordinario Mercuzio) ed è una rivisitazione assolutamente unica della tragedia shakespeariana, della quale sfrutta il potenziale di universalità mescolandolo con l’attualità e con un’idea di futuro sempre più buio.

Ci troviamo infatti nel 2091 – ma come viene ben espresso sin dall’apertura, potremmo essere in qualunque altro periodo storico e la faccenda non cambierebbe di una virgola (ahinoi i cosiddetti corsi e ricorsi storici!) – in una Jerusalem devastata dalla lotta fratricida tra i Figli dell’Ovest ed i Fratelli d’Oriente. In questo scenario si muovono i personaggi creati dal bardo inglese come Romeo, Juliet, Benvolio, ma se ne incontrano anche di nuovi (e di alcuni di essi ci si innamora molto facilmente) come Taira, Cassandra, Francoise, che a volte sostituiscono le figure note del testo, altre invece rinfoltiscono la scena donandole anche un altro valore. Sono soprattutto le donne a svolgere una funzione chiave, ribaltando quasi completamente i ruoli imposti dalla tradizione ed adattandosi perfettamente ai tempi moderni – si pensi all’emancipazione femminile e ai vari movimenti #metoo.

La particolarità e la forza del progetto stanno quindi in questa incredibile capacità di unire passato, presente e futuro, cercando di cogliere il succo della questione, ossia che l’odio genera sempre violenza, e che questa, a sua volta, ne genera dell’altra ancora in un crescendo senza fine. La scelta di trasporre il racconto all’interno di un discorso così ben contestualizzato e pressante come il Medio Oriente era senza dubbio rischioso – ci erano riusciti anche col bellissimo Love Kamikaze, seppur la piece non avesse riferimenti espliciti a Romeo e Giulietta – ma si rivela alla fine un valore aggiunto, che getta le basi per un nuovo tipo di spettacolo d’avanguardia, capace di parlare a tutti e di intrattenere con intelligenza, portando anche a riflettere e far discutere sulla realtà circostante.

Una lode a parte la meritano le suggestive musiche che compongono la partitura su cui ogni emozione si modella e si eleva sino al gran finale.

  • da Roma, Sabrina Colangeli

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